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Pubblicato il 22 ottobre 2026

«PMI Cyber sicurezza 2026»: La cybercriminalità diventa un rischio aziendale per le PMI svizzere

Quattro PMI svizzere su cinque prevedono che le minacce per le aziende aumenteranno in seguito all’avvento dell’intelligenza artificiale. Lo studio «PMI Cybersicurezza 2026» della Mobiliare, realizzato in collaborazione con diversi partner, evidenzia inoltre che molte aziende dispongono di una solida protezione sul piano tecnico, ma che permangono ancora lacune nella preparazione organizzativa.

Dopo un calo d’interesse registrato nell’anno precedente, nel 2026 la cibersicurezza torna a essere un tema scottante: quasi una PMI su la ritiene importante o molto importante. Sono inoltre aumentate le imprese che definiscono chiaramente le responsabilità. Le autrici e gli autori dello studio vedono in questo un segnale positivo: la cibersicurezza è sempre più considerata un compito di gestione strategica e non più esclusivamente una questione informatica.

Rimane fondamentale integrare le misure di protezione tecnica con responsabilità chiaramente attribuite, corsi di formazione per il personale e piani di emergenza. Circa due aziende su cinque prevedono di adottare ulteriori misure di sicurezza nei prossimi tre anni.

«Lo studio evidenzia chiaramente che le PMI con un’elevata maturità digitale e una forte propensione all’innovazione tecnologica attribuiscono maggiore importanza anche alla propria ciber-resilienza. La cibersicurezza non inizia quindi dal firewall, ma da una chiara strategia digitale», afferma il Prof. Dr. Marc K. Peter, responsabile del progetto e docente alla HES-SO Valais-Wallis.

L’IA cambia lo scenario delle minacce

Quattro PMI su cinque prevedono un aumento del rischio a causa dell’intelligenza artificiale. Anche i criminali potrebbero infatti utilizzarla per sferrare ciberattacchi. Al tempo stesso, quasi la metà delle PMI non impiega ancora questa tecnologia nei propri progetti. L’intelligenza artificiale è quindi percepita come un’opportunità economica ma anche come una nuova fonte di rischio.

«La cyber criminalità rappresenta ormai un rischio aziendale concreto per le PMI svizzere, aggravato ulteriormente dall’IA. Le circa 35 000 PMI colpite dimostrano che la ciberprotezione è oggi importante tanto quanto la prevenzione degli incendi o dei pericoli naturali. La cyber sicurezza non deve quindi essere di esclusiva competenza del reparto IT, ma deve rientrare nelle competenze della direzione aziendale ed essere integrata nella strategia dell’impresa. «Una ciberassicurazione può mitigare i rischi, ma non sostituisce la responsabilità individuale», afferma Jesús Pampín, responsabile del Centro di competenza Cyber Risk della Mobiliare.

Solida protezione tecnica, ma preparazione organizzativa insufficiente

Sul piano tecnico, le PMI svizzere adottano solide misure di protezione: oltre l’80 per cento aggiorna il software, nove su dieci eseguono backup e l’autenticazione a più fattori è ormai diffusa in molti ambiti.

A livello organizzativo, invece, restano ampi margini di miglioramento: solo circa un terzo delle PMI forma periodicamente il personale o aggiorna in modo sistematico l’inventario dei sistemi IT. Piani di emergenza, audit sulla sicurezza e verifica della sicurezza informatica dei fornitori sono ancora decisamente meno diffusi. Inoltre, benché i backup siano comuni, soltanto una PMI su quattro ne testa il ripristino in caso di emergenza.

«Molte aziende continuano ad affidarsi a misure di protezione basilari trascurando i piani di emergenza organizzativi. Eseguire backup non basta: occorre verificare periodicamente che i dati possano essere ripristinati rapidamente dopo un ciberattacco», afferma Anu Anthamatten, responsabile progetto di digitalswitzerland.

I cibereventi gravano su tutta l’azienda

I ciberattacchi non provocano soltanto danni finanziari. Le aziende colpite segnalano spesso un notevole onere aggiuntivo nella gestione degli incidenti. Oltre alle ripercussioni finanziarie, le probabili perdite di tempo e le interruzioni dell’attività che ne risultano avranno un peso soprattutto per dipendenti e dirigenti. Nelle imprese con almeno dieci dipendenti, l’impatto è risultato nettamente maggiore rispetto alle aziende di dimensioni più ridotte.

I cyber eventi non riguardano soltanto le singole aziende: segnalare gli incidenti e condividere le informazioni permette di delineare un quadro più completo della situazione. «Informazione, prevenzione e collaborazione sono elementi essenziali di un ecosistema informatico resiliente», sintetizza Romain Geiser, Programm Manager Ciberstrategia nazionale presso l’Ufficio federale della cibersicurezza UFCS.

I risultati completi dello studio «PMI Cyber sicurezza 2026» sono disponibili su www.cyberstudie.ch.